Annotazioni a zampe viscide
il menù della giornata per oggi cambia. solo per oggi, come le promozioni eccezionali.
si va nella metropoli alternativa, a fare una coda piuttosto comune: 4 ore a contatto con le ascelle altrui, gli spintoni del dentone che sta dietro, i telefonini che squillano in continuazione, alf a cui scappa sempre la pipì, il bimbo che piange..
"ehi ehi, aspetta... cosa ci fa un bambino qui?" chiede il rospo togliendosi le cuffie del lettore
"fa sempre colore, non c'è una fila, un evento di massa senza un bambino che strilla" risponde alf, stringendo le gambe e la vescica
"ma questa è una fila di universitari, già tu non c'entri niente!"
"dai, prendila come una gita senza il pranzo al sacco"
"giochiamo che non ci conosciamo?"
forse è proprio il pavè di via san massimo che fa rimbalzare così bene il sole, e non importa se c'è vento. la mattina un piumone di nuvole blu bismark aveva coperto tutto, ma il sole era riuscito a bucarlo in un punto, spiando pallidamente quello che era stato lasciato al buio. nel pomeriggio il vento (appunto) aveva spazzato tutto, cartacce, foglie, parrucche. e nuvoloni.
quindi i raggi potevano tornare a rimbalzare veloci sul lastricato della via, mentre de gregori seguiva i gitanti su un camioncino attrezzato per concerti estemporanei, assieme alla band.
"dolly del mare profondo
figlia di minatori..."
(francesco de gregori - l'uccisione di babbo natale)
da lì allo stagno è un salto, come sempre. l'acqua stasera è tiepidina e alf sembra vivere la settimana del dolcetto-scherzetto.
"mannaggia a te, alf. ti diverti così tanto a clonare il mio cellulare?"
"uh"
"mica male come risposta.."
"senti un po', piuttosto, sei entrato nel tunnel della musica italiana? non è che poi ti trovo al concerto dei nomadi?"
sulla sponda del binario si possono fare addirittura delle conoscenze interessanti.
prima di immergersi nel mare dei pesci pendolari, la tranquilla stazione di campagna mette sul bordo f, un ragazzo che ha una dote che al rospo piace davvero tanto: la semplicità.
così, mentre il rospo guarda il mondo dal basso delle sue ginocchia, la storia gli mette davanti un racconto vero, di quelli che da cucuzza farebbero almeno il 9% di share.
si arriva finalmente a casa, nuotando a dorso nel buio soffice. solita colonna sonora, o forse no.
a saudade é uma palavra sem explicaçao, ela esta no pensamento, mas quem sofre é o coraçao.
"a volte mi sveglio sicuro che è ancora tutto come prima"
"Sarai distante o sarai vicino
sarai vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
sarai più al freddo starai più al sole
conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiami forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c'è un desiderio da traversare
e un magro sogno da decifrare
conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove puoi stare
Piovono petali di girasoli
sulla ferocia dell'assenza
la solitudine non ha odore
e il coraggio è una antica danza
tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
c'è solo un posto dove puoi tornare
c'è solo un cuore dove puoi stare"
(fiorella mannoia - l'assenza)
*driiiiin*
"ciao mister! stasera non prendere il treno, passo a prenderti io al centro commerciale. facciamo per le otto?"
"...........ok, capo"
con gran rumore di zoccoli, un branco di bestemmie galoppò velocemente giù dalla collina, alzando una polvere preistorica. c'è chi vide nel mucchio una madonnina della scogliera.
il rospo appoggiò il telefono al tavolino dello stand con sguardo torvo. due ore di lavoro in più, a casa più tardi, col sorriso impigliato tra i denti, come un pezzo di prezzemolo.
"com'è andata al giornata, oggi?" chiese alf
"mi stupisce che tu ti preoccupi per me"
"una volta all'anno sono buono anche io"
"oggi per te è natale, insomma"
"più o meno. quindi?"
"ho pisciato sulle scarpe del capo"
"tu sei represso!"
"non scopo, lasciami almeno queste soddisfazioni"
"acida"
"metto su qualcosa, ragazzi?" chiese lo speaker dal suo angolo
"vedi un po' tu... per cosa ti pagano altrimenti?" rispose acida il rospo
"I remember in my mind
They say I'm daydreaming
Is it all that it seems
Or am I all the things I'm looking for? ?ooh!
And I see what I see a new world is over me
And I'll reach up to the sky
And imagine I'm a spaceman"
(4 non blondes - spaceman)
il rospo si teneva stretto il cuscino, nemmeno fosse linus con la coperta.
nelle orecchie lo stesso disco da giorni, lo stesso sguardo, gli stessi brutti sogni che svegliandolo ogni mattina gli lasciano un gusto amaro per tutta la mattinata.
c'è da stringere forte gli occhi e arrotolare ogni tanto un foglio di carta assorbente, guardare ancora una volta in su sperando che non ci sia nebbia. perchè da dietro i garages si vedono bene le stelle, non c'è luce che disturba al vista, ma deve essere terso il cielo e senza nuvole. e non deve esserci nebbia, quella no.
"facciamo un gioco" disse mae ad un tratto "contiamo i punti gialli nel disegno"
il tutto avvolto da un morbido silenzio.
c'è qualcosa di sottilmente piacevole nell'infilare di testa il freddo della sera pedemontana, forse perchè significa che la giornata è finita e si riporta la pelle rugosa allo stagno, forse perchè finalmente si respira aria meno sintetica.
sta di fatto che la strada verso la stazione è una piacevole discesa di rock'n'roll, grazie ad una mae che è tornata a farsi sentire.
"dove sei stata?"
"vacanza, rospo. ogni tanto toccano anche a me"
"il minimo sindacale, spero. se te ne vai anche tu io cosa faccio?"
"chiedi ad alf" concluse mae, affossando la discussione
i due voltarono lo sguardo verso alf. si stava grattando il testicolo sinistro davanti allo specchio, la barba incolta e un pigiamino da superpippo.
"mi lasci in ottime mani, eh?"
"taci rospo" disse alf da lontano "sono quello che ti meriti!"
"rospo, è tutto dovuto ai tagli del personale" giustificò mae "c'è recessione anche qui"
*pip*
1 messaggio ricevuto:
"stasera ti racconto la mia giornata...se cercavo di partorire un cammello dal culo ci riuscivo meglio!"
e si finisce coi tre allegri ragazzi morti.
"volo sulla mia città con la bicicletta-a-ah"
(tre allegri ragazzi morti - volo sulla mia città)
per il rospo la giornata comincia strana. si passa da un treno soppresso ad essere soppressi, repressi e compressi in un treno sostitutivo, straboccante di pendolari inferociti.
appeso al gradino di discesa, tra il gomito di una donna in carriera e la nuca di un lavoratore in nero, il nostro eroe alza il volume del lettore per cercare un po' di privacy, almeno mentale.
così, mentre i mano negra cantano in stereofonia, al rospo sembra di guardare un acquario pieno di pesci pendolari che fanno bolle di parole e muovono la bocca senza emettere suoni.
e non devono nemmeno stare all'umido, evitando il pericolo di reumatismi a quarant'anni. mica cazzi.
"e anche oggi è andata" scrive sul quadernetto, poco prima che inizi lo spettacolo. un duetto da favola, de andrè alla chitarra e alla voce e il rospo alla seconda chitarra immaginaria.
"andrea aveva un amore
riccioli neri,
andrea aveva un dolore
riccioli neri"
(fabrizio de andrè - andrea)
e chissenefrega se vuoi mangiare la testa al tuo collega ogni volta che sorride a sproposito...
ecco quello che pensa il rospo, col mento appoggiato al tavolo del fast good e lo sguardo perso nel vuoto del pomeriggio.
per fortuna la giornata passa come un treno, e forse per questo ci si trova in un attimo nel sottopassaggio di una stazione più grande del solito. così, proprio quando non te l'aspetti arriva il regalino di mae e in cima alle scale ci trovi i chemical brothers che stanno suonando electrobank sul binario 6.
allright check this out!
quattro minuti e la strada verso lo stagno è di nuovo vuota. ci sarà anche freddo, ma per stasera non si sente.
il rospo da uno sguardo al cielo e con la bocca spalancata e un sorriso sbilenco lancia la mano verso il cielo.
...e proprio in quel momento di pausa cosmica...
"occhio là sottooooo!"
"ahia!" urla il rospo
"ooops! scusa.." risponde alf da sopra la quercia "mi è sfuggita la pigna, non volevo colpirti"
"mi hai centrato in pieno!"
"ho una bella mira, eh?"
la mattina ha l'oro in bocca, ma fa così freddo che al primo respiro fuori dalla porta il rospo si trova una tromba d'aria congelata tra le fauci semi spalancate, come un drago che ha appena sputato fuoco e che è stato ibernato di colpo.
la sensazione è simile a quando ti si appiccicano le labbra al ghiacciolo e senti quel rumore di plastica strisciata al gusto di menta.
via verso nuove stazioni, con in mano la scimitarra di indiana jones e la speranza di non trovare nessun capo o capetto sulla strada. senza aver fatto i conti con alf, naturalmente.
"non volevo metterti vicino alle porte d'ingresso" mentì a fine serata
"no? e cosa volevi, farmi vedere il panorama?" incalzò il rospo
"ecco...più o meno"
"ti prenderei a bastonate se a) avessi un bastone e b) se sapessi che non sei solo una voce. proverò a fare una sagoma di cartone e la prenderò a calci ogni volta che tu provi a darmi fastidio"
"chiacchiere, rospo. e poi sai che non ti farei mai trovare il bastone"
dalla curva in salita si vedeva tutto il panorama.
appeso a quel bordo di mondo, il rospo veniva investito da violente onde sonore. gli occhi chiusi e le braccia aperte, quasi a raccogliere tutto lo spostamento d'aria provocato, in testa e nelle orecchie.
"i miracoli non avvengono quasi mai. ma a volte, forse, è meglio così"
"è successo tutto in un attimo. le dita si sono incrociate creando una bolla di silenzio nel grancaos degli stappi.
inconsapevolmente vicine, si toccano, si abbracciano. in quel momento, un'esplosione di luce lunga un..."
pausa.
"lunga un?" chiese il lettore
"lunga un disco?" disse lo speaker
"un sorriso!" ribattè alf, in versione inspiegabilmente romantica (colpa del prosecco)
"una goccia d'acqua dal rubinetto della cucina" concluse mae
il rospo si accorse di avere il pubblico: tutti accovacciati sul bordo dello stagno col mento appoggiato alle ginocchia, mentre il rumore di fondo era quello del quadernetto viola, che faceva le fusa come un gatto ad ogni parola scritta con la biro dal tappo blu.
"uno: da quanto siete qui. due: come fate a leggere quello che sto scrivendo. tre: farvi gli affari vostri, no?"
"ma quanto sei suscettibile, rospaccio! e noi che volevamo tenerti compagnia.." disse alf a nome di tutti
i tutti annuirono.
"..comunque aveva ragione mae. il tempo di una goccia d'acqua, dal rubinetto al lavandino"
plik.
Amnesty
Boicottaggio
Contro la pena di morte
Disinformazione
Dona cibo
Emergency
G*C
Indymedia
Skywalking
Sonar
Tutti i bambini
visitato *loading* volte