Annotazioni a zampe viscide
"c'è un punto, all'uscita della stazione di milano, dove sui binari sembra di essere in collina e i treni vanno lenti.
gli acquari dei pesci pendolari così galleggiano, avvicinandosi e allontanandosi e di nuovo avvicinandosi, come una coppia di anziani ballerini, facendo su e giù nell'intrigo di binari e scambi.
c'è un album, l'mtv unplugged di lauryn hill, tutto chitarra e voce, particolarmente intenso.
così intenso che c'è un punto (piece of mind) in cui lauryn scivola dentro il pozzo di quella canzone, si carica del peso doloroso che rappresenta e se ne veste.
il peso la schiaccia, lei la rivive al punto da estraniarsi completamente, dimenticare di essere in mezzo alla gente, dimenticare di essere uno show.
e piangere un pianto da cameretta, un pianto da fuga di febbraio, un pianto di quelli più comuni, come sono comuni i viaggi in treno, i momenti di calma apparente, le storie di tutti".
chiuso il quaderno viola, arriva la visita di mae.
(almamegretta - sanacore)
ultimo giorno di lavoro.
la voglia di andarci è sorretta esclusivamente dalla possibilità di farsi gli ultimi 26 minuti di tragitto lungo tutto il lago d'orta. ed è più che sufficiente.
la giornata passa in un sorso, come in un sorso sembrano passati tutti questi mesi a fare autostop nelle stazioni più sperdute e dimenticate dal signor erre.effe.i.
alle ore 18.22, 45° latitudine N e 8° longitudine E, il termometro segna +9 °C, cielo nuvoloso e vento sostenuto.
con un po' di pioggia sarebbe sembrato il primo giorno di lavoro. con un po' di anni di meno sarebbe sembrato il giorno dell'orale della maturità, quando il neo diplomato rospo uscì dall'aula 1A bil nell'ordine: urlando, rendendosi conto della figuraccia, abbracciando a caso parenti amici ed emeriti estranei, fissando un punto nell'universo, forse addirittura uno preciso.
la sensazione è più o meno quella. da stupido, pensa che si è trattato solo di un lavoro.
ma vaffanculo, no.
poco prima delle 18.43, rospo è sul molo ad annusare il panorama. da lì si vede tutto il lago nella sua dimensionata profondità, da lì si sente l'acqua zozza schizzare via per il vento forte, da lì potrebbero partire almeno dieci aeroplani di carta, con la possibilità che raggiungano l'altra riva dopo un viaggio avventuroso di alcuni giorni.
la colonna sonora è affidata ai crosby stills nash & young (déja vù), ma al loro posto potrebbe esserci praticamente chiunque. il pubblico (timpano, martello, incudine, staffa, trombe d'eustachio e labirinto) dimostra il suo gradimento con un ronzio.
e allora il rospo cavalca a pelo quel purosangue del treno di ritorno, con la faccia appiccicata al finestrino per vedere meglio san giulio: dieci metri quadrati di isola che sembrano scoppiare di verde e di quei quattro palazzoni massicci, quell'isola che rodari gli aveva insegnato ad amare e che aveva visto da vicino una sola volta, durante una gitarella ai quattro venti.
così illuminata sembra il set di un film e alf ha in mano la cinepresa.
"e anche questa è andata" fà il rospo
applauso.
l'ultimo giorno d'inverno scorre via traballando, proprio com'era iniziato.
il rospo si trova sul lavoro, quando avrebbe voluto essere alla manifestazione contro la guerra. ma è come se fosse lì con la testa, tanto che sul colletto della sua maglia c'è una spilletta multicolore che grida slogan.
come diceva la pubblicità, non basta ma aiuta. gulp.
oggi, invece, la testa è alta come il sole. e allora si canta.
I know it's only rock'n'roll
but I like it!
(rolling stones - it's only rock'n'roll)
"ieri ho perso l'appuntamento con la telefonata anonima. ero al lavoro e non ho potuto rispondere entrambe le volte: la prima perchè ero impegnato con un cliente, la seconda perchè si è scaricato il cellulare mentre mi stavano chiamando. eh si, mi è dispiaciuto. e anche parecchio.
ormai è diventato un appuntamento atteso, nonostante senta rumori sempre più foschi e difficili da decifrare".
questo raccontò con parole d'inchiostro al piccolo quaderno viola, che rispose con una buona dose di fusa cartacee.
"ti ci stai affezionando a quel numero privato, eh?" intervenne alf
"proprio, sì" rispose il rospo, mentre con una mano sorreggeva testa, neuroni e pensieri
"e di questa mattina che mi dici?"
"che non sono affari tuoi"
ma alf sapeva che il rospo si era guardato indietro tutta la mattina, che aveva scoperto che i mesi quasi quasi non erano passati, e se lo erano, oggi proprio non gli sembrava.
doppio carpiato all'indietro e di nuovo da capo. per ventiquattro ore, come un timer.
"del colore del grano non me ne faccio niente, oggi" disse infine rospo, fissando un punto che solo e forse nemmeno lui avrebbe saputo indicare con precisione.
e poi il treno, la sera calda, il ritorno a casa. tutto questo sembrava un pezzo drum'n'bass, il remix di una di quelle stesse giornate di dicembre, dove mancava tutto quanto. titolo e autore compresi.
Um cantinho, um violão
Este amor uma canção
Pra fazer feliz a quem se ama
Muita calma pra pensar
E ter tempo pra sonhar
Da janela vê-se o Corcovado
O Redentor, que lindo
Quero a vida sempre assim
Com você perto de mim
Até o apagar da velha chama
E eu que era triste
Descrente deste mundo
Ao encontrar você, eu conheci
O que é felicidade, meu amor
(antonio carlos jobim - corcovado)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah !", disse la volpe, "...piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai !", disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni ?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
(Antoine de Saint Exupèry - Il piccolo principe)
al rospo questa parte del racconto era sempre piaciuta, e quando un giorno scoprì che era stata scritta anche per raccontare la sua storia non seppe come reagire.
si trovava in bilico tra piccoli aghi e quel colore del grano che aveva guadagnato, ma in fondo ci stava bene.
"a me il grano è sempre piaciuto" disse mae ad un tratto
tra bufalo e locomotiva
la differenza salta agli occhi
la locomotiva ha la strada segnata
(francesco de gregori - bufalo bill)
vergognatevi, brutti bastardi.
voi e chi dite di combattere.
"prova ad accendere il lettore, rospo" disse alf ghignando
"maledetto"
"ah ah ah"
niente batterie, niente musica. venti minuti in mezzo alla campagna senza musica. eppure non è stato male.
il rospo percorre la strada che lo porta al bazar commerciale col solo rumore dei suoi passi. c'è sole, ce n'è tanto, e tutto quel silenzio quasi primaverile è meglio di un album in mp3.
camminando osserva i piedi e lo sfondo, e l'asfalto su cui rimbalzano i raggi del sole sembra tutto suo. ne sente il profumo, lo vede alle spalle dove ci sono le montagne, e davanti a sè dove c'è una suggestiva statale traboccante di camion.
Moi, mon âme et ma conscience, discutons nuit et jour
De tous ces problèmes qui nous tournent autour
Mais là où ma conscience dit oui, mon âme dit non
Alors discuter, oui, mais à quoi bon
(paris combo - moi, mon âme et ma conscience)
alf se la prende un po' a male, tutto ciò non era previsto.
così il lettore compra i pop corn, perchè sente che presto alf farà uno strappo alla regola: la carogna, infatti, può fare solo uno scherzo di cattivo gusto al giorno, ma quando lo sgambetto non sortisce l'effetto desiderato si ha diritto ad un bonus aggiuntivo.
è in quel momento che la strada del rospo incrocia quella del 4° reggimento aviotrasportato di gabbiani cacatori.
"non ci provare, spiritelloporcello"
"quello era mio cugino" rispose alf quasi offeso
in pausa pranzo, il rospo e il capetto in crisi esistenziale pranzano su una panchina festeggiando un anniversario che non esiste. in pausa cesso, poi, il capetto ci mette più del previsto.
"alf, dimmi che il water se l'è ingoiato"
la giornata finisce in gloria, con gli asian dub foundation che riaccompagnano il rospo allo stagno.
(asian dub foundation - truth hides)
sembrava una di quei giorni normali, di normali tribolii, uno di quei giorni da tiro alla fune tra buono e cattivo.
il rospo fatica a trovare la giusta stazione musicale, e così è anche per quasi tutta la mattinata, che nonostante tutto ci si beve abbastanza facilmente.
così anche il pomeriggio, fino a che il buio scende ondeggiando. è a quel punto che compare mae.
è ferma all’entrata, sul filo della porta scorrevole, capelli lunghi e sguardo buono.
“è ora di tornare a casa, rospo”
quello stradone di città sembra quasi un bosco, mae segue il rospo ad un dito di distanza, osservandolo con compiacimento.
l’aria è fresca, piacevolmente si direbbe.
“in questa tregua di mondo mi verrebbe da dire a tutti ti voglio bene”
”puoi sempre dirlo a me” rispose mae
io
non so
perché
è tutto così vero
che descrivere
è impossibile
bisogna immaginare
immaginare
immaginare
(scisma – l’innocenza)
"da qualche giorno ricevo chiamate da un numero privato. nessuna voce, nessuna parola, solo qualche quotidiano rumori di fondo. è come se qualcun volesse sapere dove sono, cosa sto ascoltando.
ma forse nemmeno. come se qualcuno volesse farmi ascoltare quello che sta guardando in tv o in quale stanza si trova.
sento rumore di piatti e tasti di un pc, sento la tivù che cambia canale, sento la cerniera di una borsa che si chiuse con fatica o qualcuno che si muove tra le coperte. un piumone, direi, il rumore è sintetico.
non è qualcuno che schiaccia involontariamente i tasti del cellulare, quello può capitare una volta. non due al giorno.
sono sempre io a mettere giù, tranne l'altra sera. sentivo delle voci, ma non riuscivo a distinguerle perchè il segnale andava e veniva. la voce di una ragazza prima, quella di un ragazzo poi. sembravano in una macchina.
abbasso il volume dello stereo per sentire meglio e aggiungere altri pezzi al mosaico di indizi che non mi dicono niente.
pochi secondi dopo la linea cade. hanno messo giù, ne sono sicuro.
forse si è accorto che chiamava un numero senza volerlo ho pensato, non si farà più sentire.
invece no, un giorno di silenzio e, oggi, ancora una chiamata.
mi fa compagnia tutto questo mistero. mi fa compagnia la stranezza di quest'evento. e mi piace, oh quanto mi piace!"
il rospo chiuse ancora una volta il quadernetto viola, mentre la musica sfumava, grattando per terra i suoi strascichi groove.
(bjork - violently happy)
Amnesty
Boicottaggio
Contro la pena di morte
Disinformazione
Dona cibo
Emergency
G*C
Indymedia
Skywalking
Sonar
Tutti i bambini
visitato *loading* volte